Territorio | Montepagano 1137
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Territorio

Montepagano

L’origine del paese risale al medioevo, quando le popolazioni che vivevano in vicinanza del mare si spostarono sui rilievi collinari per opporsi alla minaccia di invasioni e saccheggi da parte dei Turchi. Il centro storico conserva tracce delle antiche fortificazioni medioevali, con le quattro porte d’ingresso.
Dopo la fondazione che si data all’XI secolo, Montepagano entrò nei possessi Normanni, quindi divenne parte dello Stato Pontificio dal XIII secolo. Fu poi sempre possesso della Chiesa, tranne la parentesi dell’invasione francese del 1798. Dal 1424 fino all’arrivo dei francesi divenne feudo della famiglia Acquaviva.
Nel 1857 vennero assegnati 12 lotti di terreno sulla costa adriatica ad altrettanti coloni nella zona fra la Villa Comunale di Roseto e il bivio per Montepagano: fu l’atto di nascita di Roseto, che si svilupperà e diventerà capoluogo del Comune, sostituendosi all’antico borgo di Montepagano che da allora è considerato il centro storico della nuova città.

L’antico Fontanile dell’Accolle

Un antico camminamento che collegava Montepagano a Roseto, ancora percorribile a piedi. Oltre al fantastico panorama che si può godere durante la passeggiata, da vedere il fontanile risalente agli inizi del secolo scorso, utilizzato dalle donne sia per lavare i panni sia per l’approvvigionamento dell’acqua che portavano a casa con le conche di rame tenute in bilico sulla testa.

Il museo della cultura materiale

Nel 1987, su iniziativa di alcuni cittadini di Montepagano e con l’aiuto del giornalista Luigi Braccili, nasce il Museo della Cultura materiale.
Gli oggetti conservati nel Museo sono tanti e di grande interesse:
strumenti musicali, macchine da scrivere, attrezzi da lavoro, sia agricolo che artigiano, libri antichi, foto d’epoca, abiti e lingerie di oltre cento anni, vestiti da sposa, una collezione di monete ed una di manifesti risalenti all’ultima Guerra Mondiale.
Sono stati ricostruiti due ambienti d’epoca: una cucina con tutti gli oggetti casalinghi ed una camera da letto completa di lavabo e corredo da sposa. Il museo è curato in forma volontaristica dalla signora Annamaria Rapagnà, memoria vivente di tanta storia paganese e dall’Associazione “Vecchio Borgo”.

Il campanile di Sisto V

Il campanile, alto 40 metri, si erge nella piazza principale del borgo. E’ il monumento simbolo di Montepagano. Costruito con molta probabilità nel 1550, da allievi abruzzesi del maestro Antonio da Lodi.
Nel 1583 un fulmine ne fece crollare la cuspide e due anni dopo Papa Sisto V ordinò la sua riparazione. Secondo la leggenda, il campanile possedeva una campana di tale mole che, unita alla posizione di pieno controllo sulle vallate circostanti, era in grado di avvertire con i rintocchi l’imminenza di un pericolo dal mare, in particolare quello rappresentato dallo sbarco dei turchi.
Attualmente svetta solitario senza la chiesa intitolata a sant’Antimo che, ormai diroccata, venne abbattuta nel 1876.

La Porta da Sole, la Porta da Piedi e la Porta da Borea

La cinta muraria, realizzata già interamente alla fine del XII secolo, aveva tre ingressi principali in corrispondenza dei tre grandi archi ancora conservati: Porta da Piedi, Porta da Borea e Porta da Sole.
Per una caratteristica morfologica del sito collinare, il versante maggiormente esposto alle incursioni militari era quello a sud, più pianeggiante e di facile accesso, a differenza di quello settentrionale che, scosceso e accidentato, offriva una naturale resistenza all’accesso delle truppe nemiche.
La struttura difensiva doveva avere dimensioni notevoli, testimoniate dai resti che si scorgono in diversi tratti del borgo.
Il paese non si è espanso fuori le mura fino alla fine dell’ottocento, quando si aprì la strada di collegamento con la marina, su progetto datato 7 aprile 1870. Questa strada venne realizzata con l’abbattimento della chiesa di sant’Antimo, in parte già diroccata e del contiguo muro di cinta.

La Chiesa della SS. Annunziata

La chiesa, di epoca medievale, fu riedificata in seguito ad un miracolo: verso la fine del 1500 l’immagine della madonna raffigurata sull’altare, fu vista piangere per alcuni giorni. Il fatto richiamò numerosi pellegrini dai paesi vicini. Le offerte, lasciate con generosità dal popolo, furono utilizzate per la ricostruzione della chiesa fatiscente che venne ultimata nel 1611.
Degni di nota sono:
– l’altare maggiore in legno dipinto risalente alla fine del ‘600 ed opera, molto probabilmente, di un artista allievo di Carlo Riccione, tra i più noti scultori abruzzesi di epoca barocca;
– il gruppo ligneo dell’Annunciazione, nella parte bassa dell’altare, realizzata nel ‘300 dal maestro Luca D’Atri;
– la cappella dell’Addolorata, costruita agli inizi del XVIII sec. su commissione del nobile Tizio Patrizio ad opera di artisti lombardi. La tela che orna l’altare, in cui è raffigurata la Madonna col Bambino, viene attribuita alla scuola napoletana della metà del ‘700; nella cappella è custodito il prezioso tabernacolo del SS: Sacramento del XIX sec.
– l’organo sulla destra della cappella dell’Addolorata, realizzato nel XVII secolo;
– la preziosa croce d’argento datata 1500, opera del teramano Pietro Di Sante, conservata in sagrestia